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DANNO PSICHICO E RISARCIMENTO

 

dr. Ciro Aurigemma

psicologo,

socio Europeanconsumers

collaboratore dello studio legale avv. Marinelli – Verdile  Roma

come Tecnico di parte

 

Il ‘Danno psichico’ in Giurisprudenza è inteso quale danno biologico di natura psichica, ossia una compromissione della salute, consistente in un’alterazione delle funzioni psichiche.

Il danno psichico è  una componente del ‘danno biologico’, che costituisce lesione dell’integrità fisica o psichica dell’individuo, che provoca conseguenze negative sulla vita concreta del danneggiato.

Quando queste conseguenze negative sono causate, non da una lesione del corpo, ma da una alterazione delle facoltà mentali, si parla di danno psichico. Quest’ultimo può essere definito, pertanto, come “ la menomazione psichica esprimente lo stato di peggioramento del modo di essere di una persona, a causa di un disturbo psichico determinato da una lesione psichica, cioè da un’ingiusta turbativa del suo equilibrio psichico ” (Brontolo e Marigliano, 1995).

Il danno psichico richiede la presenza di tutti i presupposti del danno biologico, cioè:

   1.  una lesione psichica, cioè un’alterazione patologica del precedente equilibrio  psichico del danneggiato;

   2.  una menomazione o una malattia psichica in senso medico-legale, causata dalla lesione;

   3.  un peggioramento della qualità della vita, causata dalla menomazione.

La lesione dell’equilibrio psichico del danneggiato però non necessariamente deve essere prodotta da una lesione organica.  La lesione può anche derivare da uno shock,  dall’aver subito o aver assistito ad un evento traumatico, dall’essere stato vittima  di un’ingiuria, (Castaldi 1997; Ponti 1992).

Quanto alla menomazione psichica, causata dalla lesione, essa non deve consistere in un mero turbamento soggettivo: “… affinché si possa, e sia giusto, ipotizzare un risarcimento, tale alterazione non deve essere solo il momento di disagio o di sofferenza che accompagna l’evento o l’assestarsi delle sue conseguenze. In tal caso, infatti, avremmo solo una reazione depressiva, di durata ed intensità congruente con l’evento, che si normalizza in tempi brevi” (Pajardi 1993).

La menomazione deve quindi rappresentare una vera e propria malattia psichica,  cioè la perdita o la riduzione di una delle conseguenti facoltà mentali dell’individuo danneggiato. Così, per fare un esempio, la tristezza non costituisce un danno psichico se non degenera in una vera e propria sindrome depressiva, mentre  costituisce danno psichico la menomazione di una qualsiasi delle funzioni psichiche dell’individuo, descritte in psicologia e in psichiatria.

 L’accertamento e la liquidazione del danno psichico, soggiace tua delle regole proprie, in quanto le fattispecie di danno psichico  si presentano spesso  di problematico accertamento e valutazione.

I problemi cui dà luogo la nozione di danno psichico, sono essenzialmente tre:

 1.   La sua definizione 

 2.   Il suo accertamento con  ricostruzione di un nesso causale, non sempre evidente e col rischio di possibili simulazioni;

  3.  La sua valutazione  in assenza di un preciso prontuario medico – legale.

Le difficoltà derivano invece  dalla valutazione di come questo danno incide poi sul benessere complessivo del soggetto danneggiato. Infatti l’intensità di qualsiasi disturbo psichico, è quasi sempre determinata, non solo dall’efficienza lesiva del trauma, ma anche dalla personalità del danneggiato, dalla sua predisposizione o dal suo vissuto precedente.

Queste situazioni di disagio psichico rientrano all’interno delle classificazioni adottate dai criteri nosografici del Manuale diagnostico-statistico detto DSM  IV, adottato in psichiatria come accordo a livello internazionale, che infatti distingue questi  principali disturbi psichici in :

 

- disturbi dell’umore;

- disturbi d’ansia;

- disturbi somatoformi;

- disturbi dissociativi;

- disturbi psicosomatici;

- disturbi schizofrenici e patologie correlate, ecc.

 

Questi tipi di disturbi costituiscono dal punto di vista clinico altrettante malattie ed è fuori discussione la loro risarcibilità.

I medici legali hanno due orientamenti diversi in ordine alla valutazione del danno psichico.

Il primo dei suddetti metodi,  ritiene che sia il Giudice a dover valutare in denaro la sofferenza causata al danneggiato dalle menomazioni, di modo che il Giudice si dovrebbe limitare solo a descrivere la sintomatologia e le menomazioni che da essa derivano.

In questo caso si è tenuto a precisare che il grado di invalidità permanente residuato ad un danno psichico non potrebbe mai essere inferiore al 10% dell’invalidità complessiva del soggetto, con i rispettivi valori monetari.

Altri studiosi sostengono invece la possibilità di un esatto calcolo della suddetta valutazione, fino ad arrivare ad un massimo di   20  punti percentuali.

Lo psicologo o lo psichiatra quindi può, su richiesta dell’interessato, ad esempio in caso di incidente stradale, aggressione di animali, mobbing, ecc. fare dei colloqui diagnostici e una relazione tecnica di parte psicologico - legale, in collaborazione con lo studio legale del civilista che segue il caso e con il medico legale che si occupa di verificare l’entità del danno biologico in questione. Recentemente una sentenza sul danno morale del  11.2008 ha chiarito la sostanziale identità con il danno psicologico o psichico e ha tolto la precedente dizione di ‘danno esistenziale’ e si pronunciato sulla risarcibilità.

 

 

Tecniche di Brain Imaging

                        

dr. Ciro Aurigemma , psicologo

 

su "Realta'  medica  2000"

ed. Gruppo Faroni - I.N.I., lug. 2004

 

 

 

L’applicazione di tecniche neuroradiologiche recenti, ‘brain imaging’ o ‘neuroimaging’, sempre più sofisticate, ha permesso di conoscere meglio la fisiologia cerebreale e del sistema nervoso e le anomalie cerebrali di rilevanza eziopatogenetica e prognostica nei  vari disturbi mentali. In molti casi si è potuto ipotizzare o evidenziare  i correlati anatomo - funzionali dell’attività mentale con questi metodi di visualizzazione cerebrale, dando così basi scientificamente fondate alle teorie psicologiche e neuropsicologiche.

Cio’ ha portato anche ad un approccio integrato alla malattia mentale, con valutazione, se possibile, degli aspetti psicobiologici nell’etiopatogenesi e nel trattamento.

Sono evidenti infatti i limiti di una impostazione psicodinamica, anche se aggiornata, che non tenga conto delle scoperte delle neuroscienze e anche di un approccio clinico psicobiologico che svaluti la componente relazionale nel rapporto medico-paziente e in generale.

Purtroppo in alcuni casi i  costi delle attrezzature usate in queste metodiche sono molto elevati e si riscontra ancora una scarsità di strutture disponibili, ciò rende difficile sul piano applicativo l’uso su larga scala di questi strumenti scientifici.

 

 

                       

Principali tecniche  di Brain Imaging

 

Tomografia assiale computerizzata (TAC)

 

La TAC si basa sulla ricostruzione al computer  di immagini di sezioni corporee trasversali tramite la misurazione dell’assorbimento di raggi x da parte dei tessuti, con alta risoluzione  e non eccessiva invasività . E’ oggi una delle tecniche più usate,sia nei disturbi psichiatrici funzionali (schizofrenie e disturbi affettivi, ecc.), che in quelli neurologici (lesioni cerebrali , infiammazioni, demenze, ecc.).

A volte i risultati però possono essere contraddittori, spesso per errori tecnici e metodologici, inoltre in certi casi altre tecniche, come la Risonanza  magnetica nucleare, possono risultare più utili e vantaggiose.

 

                             

 

Risonanza  magnetica  nucleare  (RMN)

 

 

La RMN  si fonda sul fenomeno fisico dell’assorbimento di onde radio ad altissima frequenza da parte di nuclei atomici, protoni, sottoposti ad un campo magnetico stazionario: poiché i valori di assorbimento variano in funzione delle strutture chimiche vicine, essa ci dà informazioni sulla struttura molecolare di solidi e liquidi. Il campo magnetico agisce sulla fisiologia del tessuto, che poi tende a tornare alla normalità. Il modo in cui si  verifica l’assorbimento viene misurato dal computer per costruire immagini delle strutture interne.

Introdotta in medicina negli anni ’80 è considerata relativamente poco invasive e ad alta risoluzione e consente di ottenere immagini chiare e dettagliate tramite sezioni in tutti i piani dello spazio. Rispetto alla TAC evita l’esposizione alle radiazioni  e consente la visualizzazione di regioni encefaliche prima non evidenziabili come il corpo calloso, l’ippocampo, l’amigdala, ecc.

 

 

Risonanza magnetica funzionale (RMF)

 

Nel normale utilizzo clinico il segnale deriva principalmente dai protoni dell’acqua contenuta nei tessuti, quindi varia a seconda delle densità dei protoniLe immagini cerebrali ottenute  dalla risonanza magnetica funzionale riflettono i cambiamenti dell’ossigenazione del sangue  provocati da stimoli esterni (emoglobina ossigenata o ridotta).

 

 

Tomografia computerizzata ad emissione di fotoni singoli (SPECT)

 

La SPECT è una ricostruzione computerizzata basata sul rilevamento e sulla localizzazione cerebrale di fotoni singoli (raggi gamma) emessi da radionuclidi iniettati

all’interno e studia le variazione del flusso ematico cerebrale(CBF - cerebral blood flow). Si tratta di indici del metabolismo delle aree indagate e della loro integrità morfofunzionale. L’uso di queste tecniche ha permesso  di registrare alterazioni funzionale della corteccia  encefalica nelle principali malattie psichiche. Rispetto alla Tomografia ad emissione di positroni (PET), fornisce tuttavia immagini meno nitide.

 

Tomografia ad emissione di positroni (PET)

 

La PET è stata usata dagli anni ’70 usando radionuclidi che emettono positroni

in modo da avere un’immagine tomografica accurata. Si inetta in vena la sostanza e poi si adoperano rilevatori: le immagini possono far rilevare sia i  processi fisiologici che biochimici del metabolismo cerebrale.Si sfrutta qui il principio fisico per i positroni derivati da decadimento radioattivo dei nuclei atomici combinati agli elettroni tissutali danno luogo a due particelle gamma con la stessa energia ma in traiettorie opposte.

I rilevatori provvedono poi a individuare le particelle i dati sono poi eleborati al computer e visualizzati sul monitor.

Ha costi molto elevati anche se con risultati di precisione e ricchezza di informazione e non si può usare in larga scala, ma per ora nella ricerca scientifica avanzata.

L’elettroecefalografia (EEG) non è in genere inclusa tra  le tecniche di imaging, ma in realtà è ancora il solo metodo (con la MEG) in grado di osservare i processi di elaborazione neuronale in diretta con una misurazione dell’attività elettrica del cervello.

La MEG, Magnetoencefalografia, sfrutta il campo biomagnetico, sia pur piccolo, prodotto dall’attività elettrica cerebrale che passa attraverso i tessuti senza essere distorto, a differenza del segnale elettrico. Questo campo biomagnetico può essere rilevato attraverso un dispositivo molto sensibile.

In generale va precisato che tutte queste tecniche prendono in considerazione solo alcuni parametri  non facilmente sovrapponibili e integrabili. In futuro si dovrà compiere questa integrazione per dare solide basi scientifiche alle teorie .

 

Bibliografia

 

M. Trimarchi,  Teoria della lateralizzazione degli emisferi cerebrali, Cervello e integrazione delle scienze ed. Adeceu, n. 1, 1982

E. Pettinelli, Immagini funzionali del cervello, Cervello e integrazione delle scienze ed. Adeceu, n. 31, 1998

   

 

 

EMISFERI CEREBRALI

  “ La Via”,  giu.  2006

dr. Ciro  Aurigemma    psicologo 

 

 

L’approccio  Neuropsicofisiologico (NPF) si basa sulla 

"Teoria  integrata delle lateralizzazione degli emisferi cerebrali", di Michele  Trimarchi, psicologo, (1982), fondatore del C.E.U., “Centro studi per l’Evoluzione Umana” e del Bhc.  *

La Teoria integra i contributi provenienti dalle neuroscienze,  sulla specializzazione dei due emisferi cerebrali, con le scienze del comportamento e le scienze cognitive.

L’EMISFERO SINISTRO (E.S.),

dove si sviluppano  il linguaggio e la logica, risulta essere dominante nella  maggioranza delle persone, esso  elabora in modo veloce l’informazione e risponde in modo schematico con memorie e modelli appresi, che difende, cercando di prevalere e  tendendo verso  ciò che considera utile a sé.

 

L’EMISFERO DESTRO (E.D.)

elabora l’informazione in modo più lento ed obiettivo, aggiungendo tutto quello che di nuovo rileva, senza confrontarlo con le memorie, ma cercando un’armonia tra se stesso e l’ambiente, rispettando la verità oggettiva e cercando soluzioni flessibili e creative tramite l’intuizione, il sogni, le emozioni, il linguaggio non-verbale.

Per la nostra salute è necessaria una 'collaborazione' tra i due emisferi , che spesso manca a causa dei processi di ‘lateralizzazione’, che per l’influsso dell’ambiente e dell’educazione, creano rinforzi che tendono a far esprimere maggiormente un’emisfero sull’altro.

Ciò che si percepisce con l’E.D. dovrebbe essere tradotto in un linguaggio idoneo alla situazione e comunicato tramite l’E. S., cosa che spesso non accade in quanto la dominanza dell’E.S. produce spesso degli automatismi non collegati alla percezione reale, ma dominati da condizionamenti e  da modelli.

Per converso la prevalenza dell’E. D., che non utilizza una strategia logico-razionale, ma opera attraverso l’uso di strategie  visuo-spaziali con una maggiore competenza legata al processamento delle emozioni, può creare difficoltà di adattamento all’ambiente sociale e di comunicazione con gli altri (specie se si tratta di persone dominanti a sinistra), nella gestione delle proprie emozioni, con conseguenze  che variano a seconda dei casi.

Importante è  la decisione  libera da pressioni altrui,  poiché questa potrebbe provocare un rigetto e un ritorno sui propri passi non essendo profonda e meditata. La decisione e i programmi avvengono  nei lobi frontali del cervello, che sono liberi dai condizionamenti, cioè piaceri o dispiaceri legati a certe situazioni o stimoli a causa delle esperienze fatte  in passato che tendono a ripetersi automaticamente se non  frenati dalla volontà cosciente e determinata, con  la giusta motivazione e  con obiettivi utili.

La valutazione della realtà oggettiva in base a informazioni fisiologiche e scientifiche, permette di prendere queste decisioni e ripeterle nuovamente superando i vecchi programmi nel cervello e sostituendoli con quelli nuovi riconosciuti come giusti e utili. Non si agisce così né per imitazione di  modelli né per opposizione a questi, ma attraverso la valutazione e la decisione cosciente e poi la sperimentazione su di sé che dà la riprova di come ci si sente e di ciò che è bene per noi.

 

 

Gradualità  dell’Evoluzione  Personale

 

Il rispetto dei tempi fisiologici di disintossicazione e decondizionamento dell’organismo  e creazione di nuove abitudini, permette pure di evitare il ‘fanatismo’, nonché  il giudizio verso gli altri, sviluppando altresì comprensione,  avendo impiegato tempo e impegno per riuscire a superare le vecchie abitudini.  Ciò inoltre  previene  disturbi  psicosomatici dovuti alla repressione che possono andare dall’ansia con eventuali  manifestazioni somatiche, al dimagrimento, ai desideri compensatori di altre cose, al nervosismo, ecc.

In base all’integrazione tra studi antropologici su tutti i popoli  del mondo e neurofisiologici sulle funzioni superiori del cervello, risulta che

 l’Io  cosciente  (SINERGIA TRA I DUE EMISFERI) della persona,  si sviluppa nella presa di coscienza di ciò che è giusto e utile  e si basa su  Valori universali , presenti in tutti gli  uomini di qualunque religione o idea politica o filosofica siano:

Dignità, rispetto del valore della vita  in sé e di ogni essere vivente, Libertà di decidere per se stessi e rispetto di quella altrui, Amore per se stessi e per gli altri, in equilibrio, Senso di giustizia,  come ricerca di equilibrio con l’ambiente sociale e con le leggi naturali, tra dare e ricevere.

Cio’ si puo’ applicare al campo della salute sia  psichica che fisica e anche alle scelte alimentari, sociali, spirituali, ecc. che dovrebbero avvenire su queste basi per dare risultati positivi all’individuo  cosciente e  agli altri.

 

 

   *   a * ha lasciato queste associazioni per fondare e presiedere ISN,    ISN  INTERNATIONAL  SOCIETY  OF

 O       NEUROPSYCHOPHYSIOLOGY di  Roma   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MOBBING , violenza psicologica sul posto di lavoro

 

dr. Ciro Aurigemma, psicologo,

esperto del mobbing

aurigemma@fastwebmail.it

 

articolo presente  anche su internet

 

Il termine  mobbing si sta diffondendo  molto in Italia solo in questi ultimi anni. Dal punto di vista etimologico si fa risalire al latino “mobile  vulgus”, movimento della gentaglia, e poi dall’ inglese “to mob”, cioè assalire, aggredire. L’uso attuale deriva dagli etologi,  gli studiosi del comportamento  animale: K. Lorenz descriveva così il comportamento di aggressione del branco verso un animale isolato e di grossa taglia.

Il fenomeno a livello umano  in realtà è noto da tempo e ora  è stato identificato e studiato scientificamente, si tratta di molestie, persecuzioni, violenze psicologiche sistematiche di uno o più colleghi (detti “mobber”) verso un loro collega (“mobbed”) e in questo caso si parla di mobbing orizzontale, oppure del capo verso un collaboratore e si parla di mobbing verticale o bossing. Tuttavia oggi si verifica anche il cosidetto mobbing strategico o organizzativo cioè usato delle aziende per allontanare lavoratori in eccedenza o personale che crea problemi per vari motivi, inducendoli al licenziamento, alla malattia, all’isolamento. Le forme che il mobbing assume sono diverse: si va dal demansionamento, con affidamento di mansioni inferiori a quelle stabilite alla dequalificazione, cioè dando compiti che degradano la professionalità del lavoratore interessato fino all’isolamento  vero e proprio in locali appositi senza quasi alcun compito o con l’uso di scadenze continuamente rimandate con scuse di ogni genere. In altri casi si ricorre ad attacchi diretti o indiretti alla reputazione  a volte per invidia, rivalità, diversità di vedute, svalutazione dell’altro per rivalutare se stessi da parte di chi sente il bisogno di stare al di sopra degli altri o per ottenere che la persona si stanchi o reagisca male passando dalla parte del torto…(gli psicologi hanno identificato oltre 40 comportamenti diversi!)

Leymann è stato il principale studioso internazionale sul tema e ha creato  un questionario (LIPT) e  un’enciclopedia presente su internet. Quest’autore ha configurato il mobbing come un disturbo  che per essere ritenuto patologico deve durare almeno per 6 mesi e avvenire in media almeno una volta a settimana dando luogo a conseguenze psicosomatiche o psicologiche e sociali notevoli.

Harald  Ege, studioso tedesco che opera in Italia ha fondato l’Associazione contro lo stress e il mobbing  psicosociale (PRIMA) a Bologna e ha condotto la prima ricerca italiana sul mobbing (“I numeri del mobbing”,

 H. Ege  98) descrivendone 6 fasi: conflitto mirato, in cui si identifica la vittima, inizio del mobbing, primi sintomi psicosomatici, abusi dell’amministrazione, aggravamento  della salute psicofisica, esclusione dal lavoro. Poi ha descritto il “doppio mobbing” che avviene nella famiglia del “mobbizzato” che scaricando la tensione accumulata sulla famiglia dopo un certo tempo provoca una reazione di saturazione del sistema che passa sulla difensiva e nella chiusura   con  ulteriore sofferenza dell’interessato.

In Italia la Clinica del Lavoro di Milano negli ultimi anni sotto la direzione del dr. Gilioli è divenuto il primo luogo istituzionale per le diagnosi di mobbing, mentre ora è  possibile anche farle presso l’ASL RM/E di Roma, presso il Centro anti - mobbing diretto dal dr. Pastore*, dove pure molto numerose sono le richieste. Vengono riscontrate sintomatologie ansioso -depressive e disturbi dell’adattamento e psicosomatici, ecc. Altri studiosi descrivono casi più gravi fino al disturbo post - traumatico da stress.

Naturalmente questo ha  anche gravi conseguenze sociali ed economiche sulla collettività oltre che sulla persona che lo subisce e sulla famiglia costrette spesso a perdere un’entrata economica e aver bisogno di cure mediche e/o psicologiche e spesso  di assistenza legale.

Il ministro della Sanità Veronesi aveva inserito il mobbing tra le emergenze nazionali principali e la stampa ne aveva dato ampio rilievo ma poi non si era fatto molto di concreto oltre i convegni e alcuni numeri verdi sindacali. Diversi disegni di legge erano stati presentati nella scorsa legislatura, ma nessuno è stato approvato e  il problema resta aperto. Finalmente  la Regione Lazio ha approvato una legge regionale sul mobbing, la prima in Italia, su proposta del presidente della Commissione Lavoro  e Formazione Claudio Bucci**. La legge istituisce un osservatorio regionale, promuove ricerche e formazione, prevede sportelli anti- mobbing con psicologi nelle ASL e comunicazione al datore di lavoro. Hanno collaborato anche le altre associazioni dei “mobbizzati” tra cui la MIMA, Movimento italiano mobbizzati  i cui recapiti e le cui attività sono reperibili su internet.

(www.mimamobbing.org )

Inoltre a Roma anche l’ISPSEL, Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro, a da tempo attivato un numero di informazioni a cui numerosissime sono giunte le chiamate creando gruppi di auto-aiuto con psicologi curato dalla d.ssa Fattorini.

Tuttavia dal punto di vista neuropsicofisiologico ci possiamo chiedere è sufficiente tutto questo? Quali le cause e quali le possibili soluzioni in un’ottica integrata del giusto possibile, via di mezzo  tra un giusto ideale

e l’attuale situazione con 12 milioni di interessati in Europa e circa 2 milioni in Italia?

Per motivi evolutivi e ambientali si sviluppano all’interno del cervello meccanismi automatici quali i condizionamenti che in questo caso fanno sì che la persona che è abituata a comandare e ad abusare tragga da questo sicurezza ed energia per compensare carenze proprie e dall’altra parte chi subisce è condizionato dalla paura o dall’abitudine a reagire per sentirsi più sicuro e non  si valutano più oggettivamente le cose chiedendosi cosa è giusto o utile  fare per  tutti e spesso non si agisce per tempo chiarendo le cose o cercando un altro lavoro  prima che la situazione degeneri e i problemi eccessivi portino la persona a deprimersi e a cercare aiuto psicologico e assistenza legale con esiti incerti, essendo difficile portare prove del fatto e anche cercare lavoro in età spesso già avanzata.

Allora cosa si può fare? La conoscenza del cervello ci fa intravedere possibili vie d’uscita, infatti come tutte le grosse sofferenze la perdita del lavoro può provocare un blocco dell’emisfero sinistro veloce e schematico e quindi apre la possibilità all’emisfero destro prima spesso latente perché più lento nell’elaborazione dell’informazione che dà alla persona impulsi utili alla ricerca di soluzioni nuove, più creative e flessibili e sviluppa sensibiltà e comprensione. Questo processo è più facile se opportunamente aiutato da chi ne ha le competenze con informazioni scientifiche e fisiologiche comunicate in modo giusto nel rispetto dell’attuale stato di evoluzione personale e della sofferenza vissuta.

Quindi anche la più difficile delle situazioni se ben compresa e accettata può dar vita a vie prima inaspettate come la fuoriuscita o la riscoperta di talenti trascurati, di nuova comprensione verso gli altri e sensibilità in persone prima spesso chiuse e portate a un giudizio veloce se prevaleva l’emisfero sinistro del cervello che cerca di primeggiare e avere il controllo di tutto. Altre volte si trattava di persone di valore con prevalenza dell’emisfero destro ma con difficoltà a comunicare  adeguatamente con chi detiene il potere non conoscendo come funziona il cervello dell’altro e la comunicazione, cosa che oggi può essere appresa da tutti grazie agli studi neuropsicofisiologici sulle funzioni superiori dell’encefalo (Trimarchi M., 82) e sviluppando i lobi frontali nella loro capacità di valutazione e decisione cosciente e libera e quindi di un “io cosciente” in grado di guidare e gestire il comportamento della persona.

 

 

* Poi chiuso dopo la prematura scomparsa del dr. Pastore (n.d.r)

 

** Ritirata per incostituzionalità, in quanto deve essere approvata prima a livello Nazionale, ma poi ripresentata con delle modifiche, inoltre era stato  elaborato un Testo unico nazionale in Senato, nella legislatura precedente,

e ora vari disegni di legge.

 

 

 

 

Bibliografia

 

M. Trimarchi,  Teoria della lateralizzazione degli emisferi cerebrali, Cervello e integrazione delle scienze, n. 1, ed. Adeceu, 1982

 

Leymann, The mobbing Enciclopedia, in internet

 

http://www.leymann.se/English/frame.html

 

Ege H., I numeri del mobbing, Pitagora ed., 1998

 

 

 

 

 

 

Come gestire lo stress con la Psicologia pratica  
Guida pratica per liberarsi dai condizionamenti


un e-book del dr. Aurigemma  su:

http://www.eboogle.it/ebook-collana-psicologia